Le cecità si vincono soltanto con la conoscenza
L’intervento di Antonio Organtini, Amministratore Unico della Fondazione ConTatto, alla presentazione di In Vista in Campidoglio
L’intervento di Antonio Organtini ha portato alla presentazione di In Vista una riflessione profonda sul significato della disabilità e sul ruolo che la società è chiamata a svolgere nella costruzione di una cultura dell’inclusione. Con la sua esperienza e la sua visione, ha invitato il pubblico a guardare oltre la dimensione individuale della disabilità, proponendo un cambio di prospettiva che mette al centro la relazione tra la persona e l’ambiente che la circonda.
Prima ancora di iniziare il suo discorso, Organtini ha compiuto un gesto semplice ma profondamente significativo: ha scelto di non utilizzare il microfono, che ha voluto richiamare l’attenzione sull’importanza dei piccoli accorgimenti quotidiani che permettono alle persone con disabilità visiva di orientarsi meglio negli spazi e nelle relazioni.
Un gesto simbolico che anticipava il cuore del suo messaggio.
Per troppo tempo la disabilità è stata raccontata come un limite personale, una mancanza, una condizione che appartiene esclusivamente all’individuo, ma la visione moderna della disabilità, sancita anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, ci invita a guardare le cose in modo diverso.
La disabilità non è la persona, la disabilità nasce dall’incontro tra una persona e le barriere presenti nell’ambiente che la circonda, barriere fisiche, culturali, informative e relazionali. Quando queste barriere vengono rimosse, le possibilità di partecipazione aumentano e le differenze diventano molto meno limitanti.
Per questo Organtini ha definito la disabilità una relazione, tra individuo e società, una relazione che può diventare più inclusiva attraverso la conoscenza e la cultura. Ed è proprio qui che si inserisce il ruolo di In Vista. Secondo Organtini, la cultura della disabilità nasce dalla conoscenza, dalla capacità di raccontare le esperienze, condividere competenze e creare occasioni di incontro tra persone diverse. Ogni storia pubblicata, ogni testimonianza raccolta e ogni approfondimento diffuso contribuiscono a costruire una società più consapevole. Una società che non guarda alla disabilità come a una mancanza, ma come a una delle tante espressioni della diversità umana.
Nel suo intervento ha inoltre ricordato il lavoro svolto ogni giorno dai tecnici tiflologici e dagli operatori della Fondazione ConTatto, che accompagnano centinaia di persone nel percorso verso l’autonomia e la vita indipendente.
Un lavoro spesso silenzioso, ma fondamentale, perché l’inclusione non nasce dai grandi proclami, nasce dalle azioni quotidiane, nasce dalla cultura, dalla conoscenza e nasce dalla volontà di costruire una società in cui ogni persona possa partecipare pienamente alla vita della comunità.


