Quanto incidono il benessere emotivo dei genitori e la qualità delle esperienze quotidiane sullo sviluppo dell’autonomia e dell’autostima di un bambino con disabilità visiva?

Una famiglia composta da un uomo, una donna e un bambino cammina di spalle tenendosi per mano in un parco soleggiato ricco di alberi e palme sfocate sullo sfondo.

L’esperto risponde: Con la Dott.ssa Maria Luisa Gargiulo

 

Il clima emotivo conta quanto come spendiamo il nostro tempo di vita

Un bambino non cresce soltanto attraverso ciò che gli viene insegnato. Cresce anche dentro il clima emotivo della sua famiglia, dentro il modo in cui gli adulti vivono la sua presenza, la sua disabilità, le fatiche e le possibilità della vita quotidiana. Per questo il benessere interiore dei genitori non è un aspetto marginale, ma una parte concreta delle condizioni di sviluppo del figlio.

Quando nella vita familiare prevalgono preoccupazione, gestione, fretta e attenzione continua agli obiettivi, il bambino può finire per sentire che la sua esistenza ruota soprattutto intorno a ciò che deve recuperare o migliorare. Nella disabilità visiva questo rischio è forte, perché molto presto attorno al bambino si raccolgono visite, controlli, riabilitazione e attenzioni speciali. Tutto questo può essere necessario, ma non deve diventare tutta la scena della sua infanzia.

 

La qualità delle giornate costruisce benessere

La domanda proposta da Daniele Cassioli è preziosa proprio perché riporta l’attenzione sulla qualità della vita. Chiedersi se la giornata che stiamo offrendo a nostro figlio sarebbe piacevole anche per un bambino che vede significa ricordarsi che un bambino, prima di essere il destinatario di interventi, è una persona che cresce. Ha bisogno di cure, ma anche di gioco, di libertà, di piacere, di leggerezza, di relazioni spontanee e di esperienze non sempre finalizzate a un risultato.

L’autonomia cresce anche così. Nasce certamente dagli apprendimenti, dagli strumenti giusti e dalle esperienze guidate, ma si sviluppa meglio quando il bambino sente che il mondo è un luogo verso cui vale la pena andare. Se la quotidianità gli restituisce soprattutto fatica e prestazione, può indebolirsi proprio la spinta all’esplorazione. E per un bambino con disabilità visiva l’esplorazione è una via centrale dello sviluppo.

 

Tra sviluppo e felicità non bisogna scegliere

Lo stesso vale per l’autostima. Un bambino costruisce l’idea di sé anche a partire da ciò che percepisce nello stato d’animo degli adulti. Se sente attorno a sé tensione continua, paura o stanchezza, può interiorizzare il senso di essere lui il centro di quella fatica. In questo senso la frase “una persona infelice non può trasferire felicità” coglie un punto reale. Non perché un genitore debba essere sempre sereno, ma perché un adulto schiacciato dall’ansia fa più fatica a trasmettere fiducia, spazio e desiderio di vivere.

Per questo non si tratta di scegliere tra terapia e felicità, tra riabilitazione e gioco. Si tratta di non perdere il bambino mentre ci si occupa della sua disabilità. Un bambino con disabilità visiva ha bisogno di ciò che gli serve per svilupparsi, ma ha anche bisogno di una vita che abbia sapore. La qualità della quotidianità, il piacere di fare esperienza, il gioco, lo sport, le amicizie, il sentirsi vivo dentro la propria giornata, nutrono insieme l’autonomia e l’autostima. Anche questo, a pieno titolo, fa parte dello sviluppo.

 

 

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Luisa Gargiulo