In che modo un bambino con disabilità visiva che ha vissuto esperienze traumatiche o di abbandono può costruire fiducia negli altri, sicurezza in sé stesso e autonomia? E quale ruolo possono avere i genitori adottivi nel sostenere questo percorso senza sostituirsi al bambino nelle sue conquiste?
L’esperto risponde: Con la Dott.ssa Maria Luisa Gargiulo
Quando si parla di adozione è importante ricordare che molti bambini portano con sé una storia complessa. Non è raro che, oltre alle ferite emotive legate all’abbandono o ai maltrattamenti, siano presenti disabilità, ritardi nello sviluppo o bisogni sanitari particolari. La storia raccontata nell’intervista offre uno spunto per riflettere su queste tematiche, che riguardano molte famiglie adottive.
L’autonomia che nasce dalla necessità
I bambini che hanno vissuto contesti poco protettivi spesso sviluppano molto presto strategie di adattamento per affrontare la quotidianità. Nel caso di una disabilità visiva, questo può tradursi in una particolare attenzione all’ascolto, alla memoria, all’orientamento e all’utilizzo delle altre risorse percettive e cognitive disponibili.
Queste competenze di adattamento rappresentano una risorsa importante e vanno riconosciute e valorizzate. Tuttavia, è bene ricordare che l’autonomia pratica non coincide necessariamente con la sicurezza emotiva. Un bambino può apparire molto autonomo nel cavarsela da solo e, allo stesso tempo, avere ancora e giustamente bisogno di costruire fiducia negli adulti e nelle relazioni.
Ricostruire la fiducia negli adulti attraverso nuove relazioni
Le esperienze traumatiche precoci possono influenzare il modo in cui il bambino percepisce le figure di riferimento. Se nei primi anni di vita gli adulti sono stati fonte di paura, trascuratezza o imprevedibilità, può essere difficile credere che una relazione possa essere davvero sicura.
La buona notizia è che l’attaccamento non è un processo immutabile. Attraverso relazioni stabili, coerenti e affettuose il bambino può gradualmente sviluppare nuove aspettative verso gli altri. Talvolta questo percorso viene facilitato dalla presenza di figure significative già esistenti, come un fratello, una sorella o altri adulti di riferimento, che possono rappresentare un ponte verso la costruzione di nuovi legami di fiducia.
La sicurezza non nasce dalle parole, ma dall’esperienza quotidiana di essere accolti, ascoltati e sostenuti in modo costante nel tempo.
Proteggere senza sostituirsi: le buone prassi per i genitori adottivi
Uno degli equilibri più delicati per ogni genitore adottivo consiste nel proteggere il bambino senza impedirgli di sperimentare le proprie capacità.
Nella pratica questo significa, ad esempio, accompagnare un bambino nell’apprendimento di un percorso senza percorrerlo sempre al suo posto; spiegargli ciò che accade intorno senza anticipare ogni sua domanda; aiutarlo a risolvere un problema senza intervenire immediatamente per eliminarlo.
Allo stesso modo, quando il bambino incontra una difficoltà a scuola, nello sport o nelle relazioni con i coetanei, il compito dell’adulto non è risolvere ogni situazione, ma offrire strumenti, incoraggiamento e supporto affinché possa affrontarla in prima persona.
Le linee guida sull’adozione sottolineano proprio questo principio: i bambini sviluppano sicurezza in sé stessi quando sperimentano contemporaneamente due condizioni. Da una parte la presenza di adulti affidabili che li sostengono; dall’altra la possibilità di mettersi alla prova e di scoprire le proprie competenze.
L’obiettivo finale non è rendere il bambino dipendente dalla protezione degli adulti né costringerlo a cavarsela da solo, ma aiutarlo a costruire una fiducia equilibrata: fiducia nelle proprie capacità e fiducia nelle persone che gli vogliono bene.
Forse è proprio questo il significato più profondo dell’adozione: offrire a un bambino un luogo sicuro da cui partire, affinché possa trovare la forza di costruire il proprio cammino.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Luisa Gargiulo


