Sette minuti per dire sì
Dodici anni di attesa, due fratelli da accogliere e una famiglia nata quando ormai sembrava impossibile.
“La storia di Flavia, Federico, Denis e Damino – IN VISTA”
I baci di Damiano sono Il suono del mercoledì
Ogni mercoledì io e mio figlio Gabriele siamo al Sant’Alessio per la terapia. Lo scenario è quello di qualsiasi altro giorno della settimana: la sala d’attesa, con le sue poltroncine grigio-azzurre, le pareti celesti, il chiacchiericcio diffuso dei genitori, le merendine sbriciolate, qualche strillo, le divise blu dei terapisti, i giocattoli in giro.
Ma il mercoledì c’è una sottile differenza… Per chi di noi vive quella mattina al Sant’Alessio, il mercoledì ha il suono inconfondibile dello schiocco di un’infinità di baci: quelli che Damiano dà alla sua mamma, Flavia.
Una scena che regala immancabilmente a tutti i presenti un momento di leggerezza. Anche se arrivi lì avvelenato con il mondo, anche se stai vivendo una giornata partita decisamente storta, non puoi fare a meno di sorridere e lasciarti conquistare da quel gesto così spontaneo, da quell’abbraccio in cui lui la stringe fortissimo, con la determinazione di chi quell’amore non vuole certo farselo scappare.
È così che ho incontrato questa donna forte e determinata, con la quale ho condiviso infinite chiacchiere e innumerevoli, pessimi e divertentissimi caffè alla macchinetta automatica.
Dodici anni di attesa
Flavia ha gli occhi grandi, che sorridono ancora prima delle sue labbra. Occhi che raccontano la sua storia, il suo percorso decisamente in salita verso la genitorialità.
Prima di essere la mamma di Damiano e di suo fratello Denis, si definiva una donna semplicissima e normalissima. Un lavoro che la impegnava dal mattino alla sera, un matrimonio, una casa in montagna, con il bosco e tanti animali.
Un’esistenza semplice, un cammino di coppia condiviso che a un certo punto diventa più complesso. Lei e Federico, suo marito, decidono di presentare domanda di adozione.
Ma dopo dodici anni nessun segnale, nessuna notizia.
“Ricordo che avevo appena detto a mio marito che, se non ci avessero chiamato, avremmo gettato la spugna. E invece, mentre eravamo in ferie, siamo stati convocati dal tribunale. Sapevamo solo che si trattava di due fratelli e il giudice ci ha spiegato che Damiano non vedeva, chiedendoci se fosse un problema”
E non lo è stato.
Sette minuti dopo chiedono al giudice di procedere con l’adozione.
Dietro quella porta ci sono Damiano e Denis
Damiano e Denis arrivano così, di colpo, quando ormai le speranze iniziavano a perdersi. Un po’ come un fulmine a ciel sereno.
La voce di Flavia si emoziona quando mi racconta del loro primissimo incontro.
“C’è stato un feeling immediato. Quando la porta della casa-famiglia si è aperta, queste due meraviglie ci sono venute incontro chiamandoci subito “mamma” e “papà”, con dei disegni in mano. In queste strutture li abituano a rapportarsi con i nuovi genitori già durante la frequentazione, che è durata circa tre mesi”.
È così che si sono trovati, conosciuti, scelti. Denis aveva quasi sette anni e Damiano, il fratello minore, ne aveva solo cinque.
Un passato difficile da immaginare
Due bambini che, nonostante fossero molto piccoli, hanno dovuto affrontare un passato pesante fatto di violenze, abusi e dolore.
È Damiano ad avere la disabilità visiva. Inizialmente la diagnosi è di ipovisione, ma la sua condizione è peggiorata nel tempo ed è stato proprio al Sant’Alessio che i genitori hanno scoperto la reale situazione del loro figlio.
“Damiano è diventato cieco totale a causa delle emorragie cerebrali dovute ai maltrattamenti e alla malnutrizione subiti prima dei tre anni. I medici hanno detto che è stata una fortuna che sia stato colpito solo il nervo ottico”.
Lui è consapevole della sua situazione. A volte manifesta tutta la sua sofferenza dicendo che vorrebbe “guarire” e ricorda che i suoi genitori biologici gli hanno “rovinato la vita” togliendogli la vista.
Finalmente una famiglia
Il punto di svolta arriva con il primo giorno a casa, quando hanno mostrato ai bambini la loro cameretta.
“È stata un’emozione troppo forte: finalmente erano i miei figli, eravamo una famiglia. Dopo dodici anni, non ce l’aspettavamo più. A volte io e mio marito, ancora oggi, ci guardiamo e stentiamo a credere di avere dei bambini che ci portano i regalini di Natale a quasi cinquant’anni. Viviamo insieme da un anno e mezzo e, a parte la burocrazia per i documenti e il cambio del cognome, abbiamo avuto dei figli che sono meravigliosi”.
L’arrivo di Denis e Damiano ha comportato inevitabilmente dei cambiamenti. Anche la genitorialità più voluta e più cercata porta con sé la rottura di equilibri e abitudini consolidate nel tempo, ancor di più quando uno dei bambini presenta una disabilità.
Una vita nuova
Flavia e suo marito hanno riorganizzato la casa per creare uno spazio adatto a loro.
“Per il resto facciamo le stesse cose di prima”.
Il cambiamento più grande riguarda il tempo.
“Facciamo il doppio delle cose e arriviamo a fine giornata esausti, ma felici. Mi hanno riempito la vita; non potrei più stare senza le loro voci e i loro sorrisi”.
Questa nuova famiglia è stata accolta e sostenuta dalla comunità in cui vive. I due fratelli sono le mascotte del paese. Tutti li adorano e li viziano.
“Nel nostro piccolo centro Damiano viene trattato come un principe, forse anche perché la gente conosce la loro storia particolare. Possiamo dire che sono stati adottati da noi e dal paese. Anche le nostre famiglie, dopo un’iniziale preoccupazione per la gestione di due bambini, di cui uno con disabilità visiva, oggi li adorano.”
Fratelli prima di tutto
Il legame tra Denis e Damiano è fortissimo. Sono stati l’uno la risorsa dell’altro e, inevitabilmente, Denis era un po’ il papà di Damiano, controllandolo e proteggendolo. È stato sicuramente complesso fare in modo che lasciasse questo ruolo a Federico, smettendo i panni dell’adulto e accettando amore e sicurezza.
Oggi è semplicemente un fratello maggiore, con tutto ciò che questo comporta: bisticci per i giocattoli, gelosie e complicità.
Le ferite invisibili
Il loro passato è sicuramente pesante e doloroso.
“Non danno niente per scontato, nemmeno il cibo. Ogni sera mi ringraziano per quello che cucino”
Da tre anni sono stati allontanati da quel contesto e non ricordano più i volti dei loro genitori biologici. Ma il vissuto resta. E non si può ignorare. Della loro famiglia d’origine inizialmente parlavano tanto con tutti, quasi a voler buttare fuori il dolore vissuto.
Denis raccontava ai compagni di classe che i genitori biologici erano “cattivi e li picchiavano”.
“Damiano parla invece di un papà enorme e muscoloso, ingigantendo la figura di un uomo che nella realtà era invece piccolo e magro: la paura lo rende enorme nei suoi ricordi, e anche il vissuto di Denis sicuramente, mi dice Flavia, contribuisce ad aumentare questo “mostro”.
Il sorriso di Damiano
Eppure, Damiano sorride. Sorride sempre. Di un sorriso che ti travolge anche se tu non vuoi.
Arriva in sala d’attesa chiamando a gran voce «Mammaaaa!», chiacchiera con tutti, gioca, si avventura ad esplorare uno spazio che non sembra essere un limite per lui. Uno spazio di cui non ha paura, nel quale si sente sicuro e accolto.
Quando le chiedo di descriverlo, Flavia letteralmente si accende.
“È la meraviglia del mondo: riflessivo, intuitivo, curioso ed empatico. Si sintonizza molto sugli stati d’animo degli altri. È anche estremamente permaloso. Stiamo imparando insieme la normalità, fatta anche di rimproveri”.
Lo sport, la scuola e il mondo
Damiano, oltre alle terapie al Sant’Alessio, pratica il calcio regolarmente e con grande passione.
“Lo sport lo fa sentire incluso e importante; lì ha rapporti alla pari con altri ragazzi non vedenti, con cui c’è un feeling molto fisico e speciale. A scuola è fortunato perché ha una classe che lo adora”.
In tutto questo, Flavia si definisce “un ponte” tra Damiano e il mondo. Gli spiega ciò che lo circonda: gli alberi, le palazzine, i dettagli che noi vediamo senza pensarci. Ma lo aiuta anche a comprendere il tono e l’intenzione delle parole, a interpretare il timbro di voce delle persone, a leggere sfumature che non passano dagli occhi.
Quello che auguro a mio figlio
Come per tutti noi, l’obiettivo è l’autonomia.
Flavia aggiunge che l’essere diventati genitori “da grandi” rende questa necessità ancora più forte.
“Spero che Damiano sappia utilizzare al meglio la sua grande intelligenza per arrivare a una vita piena e ricca di interessi, sfumature e soddisfazioni. Con un lavoro, una casa, una famiglia. Come tutti, insomma. Questi ragazzi meritano le stesse possibilità degli altri e vanno trattati normalmente”.
Non fermarsi al primo gradino
Prima di salutarci, Flavia lascia una riflessione che vale per tutti.
“Alle famiglie che devono prendere una decisione simile dico di non fermarsi al primo gradino o alle prime informazioni spaventose. Bisogna avere il coraggio di conoscere il bambino, la persona che si ha davanti. L’impegno è tanto, ma la gioia è immensa. Non mi sono pentita di nulla: il giorno in cui sono entrati in casa nostra, indiscutibilmente, è stato il più bello della mia vita”.
Isabella Aldanese – Redazione In Vista


