Orientamento e mobilità: imparare a muoversi significa riprendere in mano la propria vita
“Daniela Vittori, istruttrice di Orientmento e Mobilità – IN VISTA”
La libertà comincia da qui
La libertà spesso passa attraverso gesti quotidiani come attraversare una strada, prendere un autobus, entrare in un negozio o muoversi da soli nel proprio quartiere.
Per una persona con disabilità visiva, orientarsi non significa soltanto sapere dove andare, ma anche imparare a conoscere lo spazio, fidarsi dei propri sensi, muoversi con maggiore consapevolezza e sentirsi più liberi nei propri spostamenti.
L’orientamento e mobilità nasce proprio da qui: dalla possibilità di muoversi con maggiore sicurezza, autonomia e fiducia nelle proprie capacità. È un percorso che può cambiare il modo di vivere il mondo affrontando ambienti conosciuti e sconosciuti con maggiore serenità e indipendenza.
Ne abbiamo parlato con Daniela Vittori, Istruttrice di Orientamento e Mobilità (O&M) presso la Fondazione ConTatto, che da anni accompagna bambini, ragazzi e adulti ciechi o ipovedenti in percorsi personalizzati di autonomia.
Cos’è Orientamento e Mobilità e quale differenza c’è tra i due?
Orientamento e Mobilità è una disciplina educativa e riabilitativa che aiuta le persone cieche e ipovedenti a vivere gli spazi con più consapevolezza, sicurezza e libertà. Non si tratta soltanto di imparare ad utilizzare un bastone bianco, ma di costruire un rapporto più profondo con l’ambiente che ci circonda attraverso l’ascolto, la percezione e l’esperienza. Il rumore del traffico, il vento, l’eco degli ambienti, le superfici sotto i piedi, gli odori e i punti di riferimento diventano informazioni preziose per comprendere lo spazio e orientarsi nella quotidianità.
“L’orientamento è un processo cognitivo integrato: attraverso le informazioni raccolte dai sensi, la persona comprende dove si trova, da dove viene, dove deve andare e come raggiungere una meta”
La mobilità, invece, riguarda il movimento vero e proprio: affrontare ambienti interni ed esterni, attraversare strade, utilizzare mezzi pubblici e vivere gli spazi quotidiani in modo autonomo e consapevole.
“La mobilità indica la capacità di affrontare autonomamente ambienti e situazioni con la massima sicurezza, il minimo sforzo e il massimo rendimento.”
Dietro questo percorso non c’è soltanto una tecnica, ma un lavoro fatto di ascolto, memoria spaziale, fiducia e costruzione graduale dell’autonomia personale.
Il bastone bianco
Il bastone bianco non serve soltanto a evitare ostacoli ma aiuta la persona a leggere lo spazio, riconoscere superfici, individuare punti di riferimento e muoversi con maggiore sicurezza negli ambienti quotidiani. Attraverso tecniche specifiche di orientamento e mobilità, il bastone diventa uno strumento che permette alla persona di anticipare ostacoli, comprendere meglio l’ambiente circostante e costruire maggiore autonomia nei propri spostamenti.
Il colore bianco venne scelto per renderlo facilmente riconoscibile negli spazi pubblici e nel traffico urbano, fino a diventare nel tempo un simbolo internazionale di autonomia e indipendenza per le persone cieche e ipovedenti.
Il bastone bianco iniziò a diffondersi negli anni 30, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti. Una delle figure più ricordate è Guilly d’Herbemont, aristocratica francese che nel 1931 promosse l’utilizzo del bastone bianco come strumento riconoscibile per le persone cieche nel traffico urbano.
Per una persona con disabilità visiva, perché è così importante iniziare questo percorso?
Muoversi in modo sicuro e consapevole permette infatti di affrontare ambienti conosciuti e sconosciuti con maggiore serenità, sviluppando strategie utili nella vita quotidiana: attraversare una strada, prendere un autobus, entrare in un negozio, raggiungere un luogo nuovo o semplicemente sentirsi più liberi nei propri spostamenti.
“Perché significa riprendere in mano la propria vita”
Questa disciplina iniziò a svilupparsi soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando molti soldati persero la vista e nacque la necessità di creare percorsi specifici per restituire autonomia negli spostamenti e nella vita quotidiana. Negli anni, l’orientamento e mobilità è diventato uno degli strumenti più importanti per l’autonomia delle persone cieche e ipovedenti, evolvendosi sempre di più grazie agli studi sulla percezione sensoriale, sull’organizzazione dello spazio e sulle tecniche di mobilità sicura.
Anche in Italia, tra gli anni Settanta e Ottanta, iniziarono a diffondersi i primi percorsi strutturati grazie al lavoro di enti specializzati e realtà storiche come ASP Sant’Alessio Margherita di Savoia, che hanno contribuito alla formazione di professionisti qualificati e alla diffusione di una cultura dell’autonomia per le persone con disabilità visiva.
Quando dobbiamo iniziare?
Ogni percorso di orientamento e mobilità è diverso, perché diverse sono le persone, le esperienze e gli obiettivi da raggiungere. Per questo il training viene costruito attorno alla persona, ai suoi tempi e alle sue esigenze.
“Non esiste un momento perfetto valido per tutti. Il momento giusto è quando la persona si sente pronta. Da professionista, però, il consiglio è sempre quello di iniziare il prima possibile.”
Il percorso inizia sempre da un primo incontro conoscitivo, in cui vengono ascoltate aspettative, paure, difficoltà e bisogni concreti della vita quotidiana. Da lì il training si sviluppa gradualmente, passo dopo passo. Si parte dagli ambienti interni, dove la persona apprende tecniche di protezione del corpo, esplorazione, ricerca, rappresentazione dello spazio e utilizzo del bastone bianco. Successivamente il percorso si sposta negli ambienti esterni: strade, attraversamenti, negozi, mezzi pubblici e contesti urbani sempre più complessi.
Cosa scoprono più spesso le persone durante questo percorso?
Ogni percorso di orientamento e mobilità è diverso, ma ci sono sensazioni che molte persone condividono fin dall’inizio: può esserci incertezza, timore di sbagliare o la sensazione di sentirsi osservati, soprattutto quando si inizia ad utilizzare il bastone bianco, infatti, per alcuni il bastone viene vissuto inizialmente come qualcosa che rende più visibile la propria disabilità agli occhi degli altri.
“Molte persone hanno paura del bastone bianco perché pensano che possa attirare gli sguardi o il giudizio degli altri. Poi però scoprono che quel bastone non toglie libertà: la restituisce. Permette di muoversi con più sicurezza, indipendenza e fiducia.”
Con il tempo, molte persone iniziano a guardare il bastone bianco in modo diverso: non più come un simbolo di limite, ma come uno strumento che aiuta a vivere gli spazi quotidiani con più serenità e libertà.
Orientamento e mobilità alla Fondazione ConTatto: costruire autonomia ogni giorno
Attraverso il servizio di orientamento e mobilità della Fondazione ConTatto, bambini, ragazzi e adulti ciechi o ipovedenti possono intraprendere un percorso personalizzato accompagnati da professionisti specializzati, all’interno di un lavoro che mette al centro autonomia, inclusione e qualità della vita.
Per chi desidera iniziare questo percorso, è possibile compilare il form dedicato sul sito della Fondazione ConTatto per essere ricontattati da un istruttore e fissare un primo colloquio conoscitivo.
Chi è Daniela Vittori
Daniela Vittori lavora nell’ambito della disabilità visiva da oltre dieci anni, accompagnando bambini, ragazzi e adulti in percorsi di autonomia, inclusione e orientamento nella vita quotidiana.
Dopo l’esperienza maturata presso ASP Sant’Alessio Margherita di Savoia dal 2014 al 2024, dal settembre 2024 ad oggi fa parte della Fondazione ConTatto come Tecnico Tiflologico e Istruttrice di Orientamento e Mobilità (O&M). Ha conseguito la laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione e successivamente la laurea magistrale in Pedagogia e Scienze dell’Educazione e della Formazione presso Sapienza Università di Roma.
Nel corso degli anni ha approfondito numerosi ambiti legati alla disabilità visiva e all’inclusione, tra cui tiflologia, segnografia Braille, tifloinformatica, progettazione educativa, inclusione scolastica, intervento educativo con persone ipovedenti, inclusività in età prescolare, ausili tiflologici e autonomia personale.
Il suo ultimo percorso di specializzazione, della durata di 950 ore a Firenze il “Corso di Orientamento e Mobilità” organizzato da I.Ri.Fo.R. Regionale Toscano ONLUS, le ha permesso di ottenere la qualifica di “Tecnico dell’educazione della riabilitazione in orientamento e mobilità e autonomia personale per disabili visivi”, consolidando un lavoro che oggi porta avanti attraverso percorsi personalizzati di autonomia e orientamento.
Messaggio In Vista
L’orientamento e mobilità non insegna soltanto a muoversi nello spazio, ma aiuta le persone a conoscere il mondo con maggiore sicurezza, autonomia e fiducia nelle proprie capacità.
L’autonomia non nasce tutta insieme: si costruisce lentamente, attraverso esperienze, paure superate, piccoli traguardi, perché ogni passo verso l’autonomia è anche un passo verso una vita vissuta con più libertà.


