Quando dovrebbe cominciare un corso di orientamento e mobilità per un bambino con disabilità visiva? Esiste un’età giusta per cominciare oppure i primi stimoli possono arrivare già nei primi anni di vita?

L'immagine ritrae un momento di apprendimento pratico di orientamento e mobilità all'interno di un parco pubblico luminoso. La bambina camina lungo un vialetto di ghiaia, utilizzando il bastone bianco, mentre con la mano sfiora un muretto di mattoni . Sullo sfondo, tra alberi rigogliosi e altri bambini che giocano, un istrutricce di orentamento e mobilità segue i progressi della piccola con uno sguardo incoraggiante, supervisionando l'esercizio.

L’esperto risponde: Con la Dott.ssa Maria Luisa Gargiulo

Quando parliamo di orientamento e mobilità parliamo in realtà di due aspetti diversi ma collegati. L’orientamento è la capacità di capire dove si è, di rappresentare mentalmente la propria posizione e di pensare come raggiungere una meta. La mobilità è la capacità di spostarsi con sicurezza ed efficacia. Entrambe queste competenze crescono con il bambino e non iniziano all’improvviso nel momento in cui si avvia un corso specifico. Cominciano molto prima.

È importante chiarire anche che un corso di orientamento e mobilità non è semplicemente un corso di bastone. Il bastone bianco è uno dei 3 ausili primari alla mobilità, insieme all’accompagnatore e al cane guida, ma non coincide con tutto il lavoro necessario. Imparare a usare il bastone non significa automaticamente imparare a orientarsi. Inoltre, per i bambini e per le persone non ancora autosufficienti, l’accompagnatore è spesso lo strumento di mobilità più usato. Proprio per questo è essenziale che gli adulti imparino a accompagnare bene, perché anche l’accompagnamento può essere corretto oppure confuso e ostacolante.

Non esiste quindi un’unica età giusta uguale per tutti, ma esiste un principio molto chiaro: i primi stimoli devono arrivare presto, già nei primi anni di vita. Il corso specifico non dovrebbe essere il primo momento in cui questi obiettivi vengono perseguiti. Prima ancora bisogna aiutare il bambino a diventare consapevole dello spazio, della propria posizione, dei cambiamenti di direzione, dei punti di riferimento e soprattutto motivarlo allo spostamento.

Cosa possiamo fare da subito

Molto di questo lavoro preparatorio dipende dagli adulti e dall’ambiente. Il modo in cui disponiamo gli arredi, il modo in cui accompagniamo il bambino, il tipo di parole che usiamo mentre si sposta, tutto questo può facilitare oppure ostacolare. 

Facciamo degli esempi pratici: se un bambino viene incoraggiato a muoversi al centro di una stanza ampia senza punti di riferimento, invece che essere aiutato a esplorarla lungo il perimetro, il suo orientamento viene reso più difficile. Se mentre percorre un piccolo tragitto lo distraiamo parlando d’altro o facendogli ascoltare una canzoncina, ostacoliamo la sua attenzione alle informazioni utili.

Un errore frequente è anche pensare che un bambino si stia orientando bene solo perché raggiunge la voce di un genitore che lo chiama da lontano. In realtà, in quel caso il bambino sta semplicemente andando verso una fonte sonora, ma non è detto che sappia dove si trova, dove si trovi l’altro e quale percorso stia facendo. Questo non basta per parlare di vero orientamento.

Ci sono però anche comportamenti semplici che aiutano molto. Un bambino piccolo camminerà spesso accompagnato, ma l’accompagnamento deve essere corretto. Se l’adulto gli sta dietro per controllarlo, lo aiuta poco. Se invece si mette mezzo passo avanti e offre il proprio braccio nella posizione giusta, comincia già a insegnargli a usare bene uno degli ausili fondamentali della mobilità. Sapere come comportarsi davanti a una scala, a una porta stretta o a un cambio di direzione insegna al bambino a muoversi in modo più efficace e sicuro.

I prerequisiti ad un corso di orientamento e mobilità

Prima di un corso vero e proprio, che deve essere tenuto esclusivamente da un Tecnico di Orientamento e Mobilità per disabili visivi devono svilupparsi alcuni prerequisiti. Ci sono aspetti psicomotori, posturali e di coordinazione, ma anche aspetti cognitivi e percettivi: attenzione sostenuta, percezione del corpo, capacità di raccogliere informazioni tattili e acustiche dall’ambiente. Queste competenze possono essere favorite da tutti gli adulti che stanno accanto al bambino, ma anche perseguite in modo più mirato nei percorsi neuro psicomotori e nelle attività propedeutiche.

L’istruttore di orientamento e mobilità non è utile in un solo momento della vita. Può intervenire già nei primi anni per aiutare la famiglia a capire come accompagnare, come organizzare gli spazi, che cosa descrivere, quali comportamenti evitare e come favorire lo sviluppo dei prerequisiti. Per questo è più corretto pensare all’orientamento e alla mobilità come a un processo che accompagna la crescita, e non come a un singolo corso fatto una volta per tutte.

 Orientamento e mobilità per ogni età

Un bambino di nove anni, per esempio, può avere bisogno di imparare a muoversi nella scuola e nei percorsi semplici con i primi elementi del bastone bianco magari attraverso un intervento mirato e contestualizzato a scuola. In adolescenza può essere motivato a raggiungere gli amici e quindi a imparare a gestire marciapiedi e attraversamenti semplici. Più avanti ancora può aver bisogno di lezioni   per affrontare semafori, mezzi pubblici e tragitti più complessi. All’università, magari in una città diversa, può dover imparare a orientarsi in ambienti nuovi e articolati. Questo mostra bene che i momenti utili per un intervento possono essere diversi e ripresentarsi nel tempo. Ma deve trattarsi di corsi e non di assistenza, cioè di interventi formativi con obbiettivi   precisi e sempre con un termine definito.

In fondo, la vera domanda non è solo quando cominciare, ma che cosa serve adesso a questa persona, in questa fase della sua vita, per imparare a orientarsi e muoversi un po’ meglio. Se teniamo presente questo, capiamo che i primi stimoli devono iniziare molto presto dentro la vita quotidiana, mentre i corsi veri e propri andranno svolti da professionisti specifici, proposti quando ci sono prerequisiti, bisogni reali e motivazioni significative.

Perciò la risposta finale è questa: sì, i primi stimoli possono e devono arrivare già nei primi anni di vita. No, non esiste un’unica età giusta per tutti per iniziare un corso di orientamento e mobilità. Esistono invece tempi di sviluppo, prerequisiti, occasioni e motivazioni che vanno riconosciuti con intelligenza. E soprattutto esiste un principio da non dimenticare: il bambino non comincia a orientarsi quando inizia un corso, ma molto prima, nel modo in cui viene accompagnato ogni giorno a conoscere lo spazio e a muoversi nel mondo.


Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Luisa Gargiulo