Trovare il proprio “come”
“La storia di Emilia Fares – IN VISTA”
L’inizio di un percorso
Emilia Fares ha 22 anni ed è nata e cresciuta a Roma insieme ai suoi genitori e ai suoi due fratelli più grandi. Emilia è cieca dalla nascita. Quando racconta la sua infanzia emerge subito l’immagine di una bambina curiosa, vivace, piena di energia e di parole.
“Da piccola ero una bambina con la testa tra i libri o tra le nuvole… forse un po’ entrambe.”
Amava muoversi, giocare, parlare e osservare il mondo a modo suo. Saltellava dappertutto, ascoltava molto e aveva sempre qualcosa da dire. Le passioni che l’accompagnano ancora oggi sono nate proprio dentro la vita familiare: lo scambio continuo con i fratelli, i racconti condivisi, i giochi inventati insieme, duelli immaginari con le spade del Signore degli Anelli, bacchette magiche ispirate a Harry Potter, ma anche di calcio, grazie alla passione per la Roma trasmessa dal padre e dai fratelli.
Il primo “audiolibro”
Tra le figure più importanti della sua crescita c’è la nonna materna, che ha acceso in lei l’amore per le storie.
“Il mio primo audiolibro è stato analogico: era mia nonna che mi leggeva le storie Disney.”
Da quel momento le storie non l’hanno più lasciata. Con il tempo gli audiolibri sono diventati una parte importante del suo modo di conoscere il mondo.Ma accanto all’ascolto, per Emilia c’è anche un altro elemento fondamentale: la lettura in braille.Leggere direttamente, oggi attraverso il display braille, ha per lei un valore diverso, più profondo. È il modo in cui entra davvero nel testo, lo vive, lo interpreta.
“Quando voglio davvero leggermi un libro, lo leggo in braille. Mi piace leggere il libro da me”
Non è solo una questione di studio, ma anche di esperienza personale. Il braille le permette di dare voce alle parole, di interpretarle, anche grazie alla sua esperienza nel teatro. Ascoltare una storia è diverso dal leggerla. E per Emilia, entrambe le dimensioni sono importanti, ma non sostituibili.
Un modo diverso di conoscere il mondo
Emilia è cieca dalla nascita. Ma nel suo racconto questa condizione non appare come una frattura tra un “prima” e un “dopo”.
“La cecità dalla nascita non mi ha richiesto di cambiare la mia visione del mondo: ha contribuito a formarla.”
Il suo modo di conoscere la realtà si è costruito attraverso altri canali: le voci delle persone, il tatto, i suoni, la percezione degli spazi. Da piccola amava toccare tutto: superfici, oggetti, ambienti. Era il modo più naturale per capire il mondo intorno a lei. Alcuni contesti molto rumorosi, come le feste dei bambini con musica alta e molte voci insieme, potevano creare disorientamento. Ma crescendo ha imparato a orientarsi sempre meglio negli spazi.
Il valore delle descrizioni
Con il tempo ha scoperto quanto sia importante la descrizione fatta da chi vede. Per Emilia non si tratta solo di ricevere informazioni su un luogo o su un oggetto. La descrizione trasmette anche emozioni.
“Quando qualcuno descrive un luogo, mi trasmette anche l’emozione che prova davanti a ciò che vede.”
A volte una buona descrizione può essere più potente di una mappa tattile o di un’immagine in rilievo, perché riesce a restituire non solo la forma, ma anche il significato e l’atmosfera di ciò che si osserva.
Accanto a questo, negli anni ha imparato a usare molti strumenti tiflodidattici: piani in velcro, disegni tattili, grafici e software che permettono di rappresentare lo spazio e i concetti in modo accessibile.
Imparare trovando il proprio metodo
Il percorso scolastico di Emilia è stato lineare, ma costruito passo dopo passo attraverso adattamenti, strumenti e soluzioni che ha imparato nel tempo.
Ha iniziato a studiare il braille tra i cinque e i sei anni, utilizzando la dattilo braille e i libri dedicati. Allo stesso tempo ha seguito il percorso riabilitativo al Sant’Alessio, dove ha acquisito competenze fondamentali come l’informatica, l’orientamento e la mobilità.
Con gli anni è arrivato il passaggio al computer, agli screen reader e al display braille, strumenti che le hanno permesso di affrontare lo studio in modo sempre più autonomo. Anche nelle materie più complesse, come la matematica o il greco antico, ha imparato a utilizzare software e soluzioni specifiche, costruendo un metodo personale.
Nel suo racconto emerge con chiarezza un punto fondamentale: non si tratta di fare le cose nonostante la disabilità visiva, ma di imparare a farle tenendone conto della disabilità visiva, trovando ogni volta il modo più giusto per riuscirci.
New York come traguardo
Durante il liceo Emilia ha partecipato ad, ONU IMUN (Italian Model United Nations) una simulazione delle Nazioni Unite che coinvolge studenti da tutta l’Italia. È stata un’esperienza intensa, fatta di studio, confronto e crescita, che l’ha accompagnata per più anni. Quando ha saputo che il premio finale sarebbe stato un viaggio a New York, quello è diventato il traguardo. Emilia è stata nominata “Best Delegate” alla simulazione ONU a Roma
“Quando hanno pronunciato il mio nome non ci credevo, me lo ricordo ancora sono rimasta in piedi immobile e qualcuno mi ha dovuto prendere sotto braccio e portare sul palco a prendermi il premio è stato bellissimo è stato perfetto da tutti i punti di vista”
La vittoria non è stata solo un viaggio. È stata la conferma di un percorso costruito nel tempo, fatto di impegno, costanza e capacità di mettersi in gioco. Ma anche il risultato di un contesto capace di includere davvero, creando le condizioni perché ciascuno potesse esprimersi al meglio.
Costruire strumenti per l’inclusione
Emilia ha scelto di studiare economia, una passione nata fin da bambina ascoltando i dibattiti politici ed economici. Ma è entrando nel mondo universitario che si è trovata davanti a un contesto ancora poco preparato ad accogliere studenti con disabilità visiva. È proprio da questa esperienza diretta che nasce Università Inclusiva.
“L’università inclusiva nasce da me e dal mio professore di matematica.”
Il progetto prende forma dal confronto concreto con chi ha scelto di mettersi in gioco insieme a lei, cercando soluzioni reali ai problemi che incontrava nello studio quotidiano. All’interno dell’università, Emilia non è solo una studentessa: è anche una persona che contribuisce attivamente a costruire il proprio percorso, dialogando con docenti e strutture, spiegando le proprie necessità e lavorando per trovare soluzioni accessibili. Il suo ruolo diventa così anche quello di facilitare un cambiamento: portare consapevolezza, condividere strumenti e rendere più semplice il percorso per chi verrà dopo.
“È prima di tutto una cassetta degli attrezzi.”
Università Inclusiva nasce quindi come uno spazio aperto e condiviso, dove studenti, docenti e professionisti possano mettere in comune esperienze, materiali e strategie concrete, trasformando le difficoltà in strumenti utili per tutti
Tracciare un sentiero
Nel suo percorso Emilia sente anche una responsabilità: lasciare il contesto un po’ migliore per chi arriverà dopo.
“Se possiamo portare il contesto anche solo un passo più avanti, chi verrà dopo troverà la strada un po’ più facile.”
Per questo continua a raccontare la sua esperienza nelle scuole e nelle università, cercando di portare uno sguardo pragmatico sulla disabilità visiva: senza retorica, senza eroismi, ma con sincerità.
Messaggio in Vista
Il messaggio che Emilia lascia ai più giovani è molto concreto, lontano dalle frasi motivazionali facili. La disabilità, dice, porta con sé difficoltà reali. Non tutto è possibile nello stesso modo, e non tutto è semplice. Ma questo non significa fermarsi.
Significa cambiare prospettiva.
“Trovate i vostri “come”.”
Non è il sogno a fare la differenza, ma il modo in cui si decide di costruirlo. I mezzi, gli strumenti, le strategie che ognuno trova lungo il proprio percorso. A volte le soluzioni non arrivano subito. Vanno cercate, provate, cambiate. E spesso richiedono fatica, ma una fatica giusta, che costruisce.
Il cuore della sua storia sta proprio qui: non cercare di fare le cose come gli altri, ma trovare il proprio modo per farle. Perché è lì, in quel percorso personale, che si costruisce davvero la possibilità di arrivare.


