Sono rinato come una fenice

Una composizione di due immagini presenta Daniele sorridente in contesti correlati. A sinistra, si trova di fronte a un fondale in tessuto con stampa italiana e l'emblema della Federazione Italiana Nuoto Paralimpico (FINP). Indossa una maglietta bianca a maniche corte e solleva un grande trofeo d'argento a due manici sopra la testa. Entrambi i polsi sono avvolti con garze bianche. Un piccolo cuore nero è tatuato sull'avambraccio sinistro. A destra, Daniele indossa una maglietta blu a maniche corte e pantaloni della tuta blu scuro. Si trova a bordo piscina con in mano un bastone bianco. Dietro di lui c'è una piscina coperta che si estende in lontananza con corsie segnate da corde rosse e gialle. Un altro nuotatore è nell'acqua di fronte a lui. Sulla parete di fondo si vedono diverse boe rosse appese a intervalli regolari.

“La storia di Daniele Cerra – IN VISTA”

Quel bambino sognatore

Daniele ha 32 anni e, se deve raccontarsi, sceglie di partire da molto lontano. Non da un evento preciso, ma da una sensazione che lo accompagna ancora oggi: quella di essere rimasto, in fondo, lo stesso bambino sognatore. Un bambino curioso, pieno di immaginazione, con uno sguardo aperto sul mondo.
Uno spirito che non lo ha mai lasciato, anche nei momenti in cui sembrava essersi perso tra le difficoltà
“è rimasto sempre al mio fianco anche se in alcuni momenti pensavo di averlo perso”.

La sua infanzia è fatta di ricordi semplici e luminosi. La famiglia, la scuola, gli amici di sempre. Un periodo sereno, che lui stesso descrive come bello, dove si sentiva protetto.

A quattro anni, a seguito di un’infezione, Daniele sviluppa delle cataratte che richiedono un intervento chirurgico. Un passaggio difficile, che però nei suoi ricordi non assume un peso traumatico.

L’unico momento che interrompe quell’equilibrio è la perdita della nonna, quando ha otto anni. Un dolore che resta dentro di sé, perché è il primo vero contatto con qualcosa che manca, con un’assenza che si sente.

Per il resto, la sua è un’infanzia piena, fatta di relazioni, di quotidianità. Ed è forse proprio questa base così solida che, negli anni successivi, gli permetterà di affrontare cambiamenti molto più grandi senza perdere sé stesso.

Quella pallonata a scuola

Durante l’adolescenza arriva quello che Daniele riconosce come il primo vero punto di svolta. Succede in un momento qualsiasi, a scuola, per un gesto quotidiano, quasi banale: una pallonata. È lì che perde la vista all’occhio destro.
Non c’è un cambiamento immediato, non c’è una rottura netta con la vita di prima; le giornate continuano, le abitudini restano le stesse, gli amici, la scuola, lo sport, la piscina.

“la prima svolta decisiva… quella pallonata a scuola, che è stata anche un principio di consapevolezza in più”

Eppure, dentro, qualcosa si muove. Non è ancora consapevolezza piena, non è ancora paura. È più una sensazione sottile, difficile da definire, ma presente, che, solo più avanti, prenderà forma in modo più chiaro.

Il momento in cui la vita chiede altro

Il nuoto, per Daniele, è quasi una seconda casa. L’acqua è sempre stata lì, prima di qualsiasi cosa. E nemmeno quello che succede durante l’adolescenza riesce a portargliela via. Dopo aver perso la vista da un occhio, torna comunque in piscina con la stessa naturalezza.

“neanche questo infortunio fermò la mia voglia di tornare in acqua”.

Poi, intorno ai vent’anni perde la vista anche all’altro occhio. È il momento in cui tutto si ferma.

“da questo momento in poi capii definitivamente cosa significasse davvero aver perso la vista”.

È un periodo complesso, fatto di domande, di tentativi, di ricerca. Un tempo in cui bisogna rimettere insieme le cose, anche quelle che sembravano più semplici. Eppure, dentro questa frattura, c’è qualcosa che tiene. Daniele lo dice con una lucidità che arriva dopo:

“mi sono sempre ritenuto fortunato perché intorno a me avevo persone che mi volevano bene e stavano sempre al mio fianco anche se dalla mia famiglia mi sentissi incompreso”

Non per mancanza d’amore. Ma perché ci sono passaggi che ognuno deve attraversare da solo.

E proprio lì, in quello spazio tra ciò che si perde e ciò che resta, inizia davvero il percorso di Daniele.

Quello che non è mai cambiato

Fuori la vita cambia, ma dentro non tutto si rompe. “sentivo che le cose dentro di me erano rimaste intatte”.

La voglia di vivere. Di esplorare. Di trovare un nuovo modo di stare nel mondo. Anche le passioni resistono. Come quella per i manga e l’animazione giapponese:

“nonostante non potessi più leggerli o guardarli è rimasta immutata”.

Diventa qualcosa di più profondo, meno legato all’immagine e più all’identità, fino a trovare una forma concreta, visibile agli altri: un tatuaggio di Dragon Ball che copre tutta la schiena.

La foto ritrae Daniele di spalle a torso nudo, la cui schiena è quasi interamente coperta da un dettagliato tatuaggio in nero e grigio raffigurante Goku Super Saiyan di terzo livello. Il personaggio appare in volo mentre sferra un pugno verso l'alto chiamaro Dragon Fist. Dietro di lui, a incorniciare il tatuaggio, è sovrapposta una grafica stilizzata che riproduce l'illustrazione della scena con linee di energia e flash color oro, giallo e blu.

Il Sant’Alessio: il faro e la rinascita

Daniele sente parlare del Sant’Alessio per la prima volta lontano da Roma, quasi per caso, durante un viaggio quando lui era ancora in una fase in cui sta cercando di capire, di accettare, di orientarsi.

Poi, un giorno, quel nome ritorna. Questa volta vicino casa, attraverso una persona che conosce il centro di eccellenza. Allora decide di andare e cerca strumenti, risposte, direzione. Si iscrive ai corsi, inizia dai fondamentali: Orientamento e mobilità, Braille, informatica.

Il Sant’Alessio diventa un punto fermo. Non solo per quello che insegna, ma per come lo fa.

“il faro che mi ha ridato concretamente una direzione e un punto di vista”.

Entra in un percorso più strutturato, il progetto “Dopo lo studio, prima del lavoro 2023” dedicato alle persone con disabilità visiva. Un percorso formativo sviluppato dalla dirigenza dell’epoca del Sant’Alessio. Quello spazio spesso vuoto tra la formazione e la vita lavorativa, diventa un percorso per acquisire competenze tecniche, ma soprattutto sicurezza.

C’è una visione ampi, intelligente della dirigenza e di chi lavora dentro il Sant’Alessio “non basta preparare, bisogna accompagnare”.

Dentro il Sant’Alessio trova persone che osservano, ascoltano, capiscono quando intervenire. Un ambiente in cui nessuno viene lasciato indietro:
“persone a cui non sfuggiva mai una barca alla deriva”.

Insieme ad altri ragazzi che stavano vivendo passaggi simili nasce un gruppo, confronto, relazioni e consapevolezza.

“dal quale sono rinato come una fenice”.

 

l’esperienza della Black Box

Tra le esperienze più significative c’è la Black Box del Sant’Alessio. Una stanza completamente buia. Nessun riferimento visivo. Solo percezione, ascolto, presenza. Qui Daniele lavora, accompagna i gruppi, guida l’esperienza.

Il buio, da paura, diventa scoperta.

Lavoro e autonomia

Sempre al Sant’Alessio Daniele inizia a lavorare nel telemarketing, mettendosi alla prova. È un passaggio importante che ha cambiato il modo di guardare sé stesso e gli altri.

“ho capito che sono io il primo a relazionarmi con il mondo, non aspettarmi che il mondo cambi per me”.

Anche il rapporto con le persone cambia. Non avere aspettative ma avere aspirazioni.

“devo io relazionarmi con le persone… fargli capire che io sono Daniele, non il cieco”.

E anche chiedere aiuto diventa parte del percorso:
“ho capito che l’aiuto ci serve a crescere nella nostra vita”.

Ritrovare l’acqua, ritrovare sé stesso

A questo punto, ritorna anche il nuoto al Centro Sportivo Paralimpico delle Tre Fontane.

“tornai a rivivere quella passione perduta insieme alla luce”

Si allena con costanza, affronta la fatica e partecipa alle prime gare.

“un periodo pieno di insegnamenti, fatica e successi”

Nel mondo paralimpico incontra storie che lo segnano profondamente:

“vivere e ascoltare persone piene di storie affascinanti che hanno accresciuto in me quel qualcosa che non saprei come definire, forse lo chiamerei il senso della vita, ma non di quelle definizioni filosofiche a volte intangibili ma proprio come una vera forza che ci sprona”

Un nuovo capitolo

Nel 2025 Daniele decide di mettersi alla prova in un modo diverso. Inizia a partecipare ai concorsi pubblici, ad affacciarsi a un percorso nuovo, più strutturato, più maturo. Vince il concorso e inizia a lavorare all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

È un traguardo importante ma non arriva da solo. Porta con sé tutto il percorso fatto negli anni precedenti, le esperienze, le competenze, le difficoltà attraversate; e Anche una scelta.

“ho deciso di lasciare il nuoto”.

Una decisione non semplice, perché legata a un mondo che gli ha dato molto ma necessaria per aprire spazio a qualcosa di nuovo.

Daniele parla soprattutto di una gratitudine profonda verso il Sant’Alessio e verso la dirigenza che lo ha accompagnato in quel percorso.

Un ambiente che gli ha dato strumenti, ma soprattutto la possibilità concreta di prepararsi, mettersi alla prova e arrivare a vincere un concorso che gli ha cambiato la vita.

“Sant’Alessio, una mamma dalla quale però prima o poi ci si deve distaccare da quel’abbraccio confortevole per poter camminare con le proprie gambe e conoscere il mondo.

Daniele saluta il Sant’Alessio non per allontanarsene da quell’ambiente che lo ha accolto, ma per portare fuori ciò che ha imparato.
Per passare da essere accolto a essere autonomo. Perché è proprio grazie a quel percorso che oggi può iniziare un nuovo capitolo.

Restituire e riconoscersi

Il legame con il Sant’Alessio non si interrompe, si trasforma.

“sono qui proprio per ridare al Sant’Alessio tutto quello che ha dato a me”.

E il 17 luglio 2024 arriva un riconoscimento importante: la “Stella del Sant’Alessio” per i suoi meriti sportivi e numerosi traguardi raggiunti. Un segno concreto di un percorso fatto di impegno, crescita e trasformazione.

Guardare avanti, con la stessa luce

Oggi Daniele guarda avanti, con sogni semplici e profondi:
“avere una famiglia… continuare ad essere felice fra gioie e dolori”

Perché la vita, per lui, non smette mai di sorprendere.

“… un momento bello è lì dietro l’angolo… come in una frase di Silente:la felicità si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce”.

Messaggio In Vista

La storia di Daniele è una storia di adattamento, di scelte, di possibilità.

Ci ricorda che non è ciò che accade a definirci, ma quello che scegliamo di farne.

Non cancellare quello che si perde, ma imparare a usare ciò che resta, a volte riconoscere le opportunità altre volte costruirle.

Linda Giordano e Laura Tragaj – Redazione In Vista