L’esperto risponde

Accanto alle storie e alle esperienze che condividiamo in In Vista, vogliamo offrire anche uno spazio di orientamento per le famiglie.
Nasce così la rubrica “L’esperta risponde”

Ripresa di spalle di un bambino con i capelli chiari e ricci che corre felice su un prato verde verso una figura materna sfocata sullo sfondo, pronta ad accoglierlo a braccia aperte in una giornata di sole.

Come possiamo aiutare un bambino con disabilità visiva a riconoscere evalorizzare ciò che sa fare, senza che la sua disabilità diventi il centro della sua identità?

La Dottoressa Maria Luisa Gargiulo risponde a una domanda centrale per molte famiglie: come aiutare un bambino con disabilità visiva a costruire fiducia in sé stesso. Il primo passo è riconoscere e valorizzare ciò che il bambino sa fare, anche quando lo fa in modo diverso dagli altri. Perché l’identità si costruisce sulle capacità, non sui limiti.

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Un libro aperto è poggiato su una superficie scura, con lo sfondo completamente nero che crea un netto contrasto. Le pagine interne, leggermente ingiallite, sono sollevate e sembrano sfogliarsi a ventaglio verso l'alto, dando un senso di movimento. Una luce morbida illumina i fogli da sinistra, mettendone in risalto la consistenza e lasciando il testo stampato sfocato e non leggibile.

Perché raccontare e ascoltare le storie delle persone può diventare uno strumento profondo di consapevolezza, identità e comunità?

La Dott.ssa Maria Luisa Gargiulo risponde a una domanda molto profonda: perché raccontare e ascoltare le storie delle persone può aiutare a costruire consapevolezza, identità e comunità?

In questo intervento spiega come le storie possano aiutare le famiglie a sentirsi meno sole, dare un significato a ciò che si vive e creare legami tra persone che condividono esperienze simili.

Perché raccontare e ascoltare le storie delle persone può diventare uno strumento profondo di consapevolezza, identità e comunità? Leggi tutto »

L'immagine ritrae un momento di apprendimento pratico di orientamento e mobilità all'interno di un parco pubblico luminoso. La bambina camina lungo un vialetto di ghiaia, utilizzando il bastone bianco, mentre con la mano sfiora un muretto di mattoni . Sullo sfondo, tra alberi rigogliosi e altri bambini che giocano, un istrutricce di orentamento e mobilità segue i progressi della piccola con uno sguardo incoraggiante, supervisionando l'esercizio.

Quando dovrebbe cominciare un corso di orientamento e mobilità per un bambino con disabilità visiva? Esiste un’età giusta per cominciare oppure i primi stimoli possono arrivare già nei primi anni di vita?

La dottoressa Maria Luisa Gargiulo risponde a una domanda che molti genitori si pongono: quando iniziare l’orientamento e mobilità nei bambini con disabilità visiva e perché i primi stimoli quotidiani possono fare la differenza molto prima di un corso specifico.

Quando dovrebbe cominciare un corso di orientamento e mobilità per un bambino con disabilità visiva? Esiste un’età giusta per cominciare oppure i primi stimoli possono arrivare già nei primi anni di vita? Leggi tutto »

L'immagine ritrae un bambino di circa 10 anni, con occhiali e una maglietta blu, seduto su una panchina di legno mentre si concentra intensamente sull'allacciarsi una sneaker rossa e bianca con lacci blu. Lo sfondo sfocato, che suggerisce un'aula scolastica o una sala giochi con altre figure e oggetti, mette in risalto l'espressione determinata e i gesti ancora un po' goffi del bambino, catturando un momento autentico di apprendimento e perseveranza.

Dopo un percorso importante, come si aiuta la persona a fare il passo successivo, uscire da un contesto protetto e costruire una propria autonomia nella vita di tutti i giorni?

La Maria Luisa Gargiulo risponde a una domanda su come accompagnare una persona, dopo la riabilitazione, verso una reale autonomia nella vita quotidiana, spiegando il delicato passaggio dal contesto protetto alla vita nella comunità, dove le competenze acquisite devono trasformarsi in esperienze concrete, attraverso un equilibrio tra supporto, gradualità e responsabilità condivisa tra famiglia, scuola e ambiente.

Dopo un percorso importante, come si aiuta la persona a fare il passo successivo, uscire da un contesto protetto e costruire una propria autonomia nella vita di tutti i giorni? Leggi tutto »

L'inquadratura mostra una giovane donna e un bambino seduti a terra su una strada asfaltata, baciata dalla luce calda del sole. La donna tiene il bambino sulle gambe; insieme, portano le mani davanti ai loro occhi mimando la forma di un binocolo o di una maschera, un gesto che esprime gioco e condivisione della stessa prospettiva.

“Come posso come madre imparare a convivere con l’incertezza del futuro di mio figlio o mia figlia, senza che questa ansia paralizzi la mia capacità di godermi il presente e di pianificare la mia vita di donna?”

La Dottoressa Maria Luisa Gargiulo risponde a una domanda che molte madri si pongono quando si trovano a convivere con l’incertezza del futuro dei propri figli, offrendo uno sguardo che aiuta a ritrovare equilibrio tra preoccupazione, consapevolezza e vita personale, senza lasciare che l’ansia prenda il sopravvento.

“Come posso come madre imparare a convivere con l’incertezza del futuro di mio figlio o mia figlia, senza che questa ansia paralizzi la mia capacità di godermi il presente e di pianificare la mia vita di donna?” Leggi tutto »

L'inquadratura mostra una bambina di profilo, con i capelli scuri raccolti in una treccia, mentre interagisce con una grande casa delle bambole in legno a tre piani. La bambina è posizionata sulla sinistra e allunga il braccio verso l'interno di una delle stanze in miniatura.

“Per un bambino cieco o ipovedente le mani diventano fondamentali per conoscere il mondo. Come possiamo aiutarlo a usarle meglio per esplorare e imparare?”

La Dottoressa Maria Luisa Gargiulo risponde: Impariamo insieme a toccare.
Per un bambino cieco o ipovedente, le mani sono uno strumento fondamentale per conoscere il mondo, ma il loro utilizzo non è automatico: va accompagnato e costruito nel tempo.

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L'immagine è incorniciata da un grande cerchio perfetto, come se guardassimo attraverso un oblò o una lente. All'interno del cerchio, tre bambini si affacciano da dietro una superficie scura (probabilmente una lavagna o un pannello), guardando direttamente verso l'obiettivo con espressioni curiose e amichevoli.

“Come può un genitore raccontare la disabilità di un figlio o figlia a fratelli o sorelle? Come trasmettere la consapevolezza del limite senza che ciò diventi un peso troppo angosciante o precoce?”

Come raccontare la disabilità a fratelli e sorelle? La Dott.ssa Maria Luisa Gargiulo approfondisce emozioni, equilibrio familiare e parole giuste per accompagnare i bambini in una comprensione consapevole e serena.

“Come può un genitore raccontare la disabilità di un figlio o figlia a fratelli o sorelle? Come trasmettere la consapevolezza del limite senza che ciò diventi un peso troppo angosciante o precoce?” Leggi tutto »

L'immagine cattura un momento di relax durante un picnic o un gioco in un prato. In primo piano, un bambino con i capelli castani mossi e gli occhiali da vista scuri è sdraiato a pancia in giù su una coperta bianca. Guarda verso destra con un'espressione curiosa e un leggero sorriso.

Come posso trovare le parole giuste per spiegare a mio figlio ipovedente che vede meno degli altri, e per dirlo anche agli altri bambini?

La Dottoressa Maria Luisa Gargiulo ci spiega come trovare le parole giuste per raccontare a un bambino ipovedente la propria condizione e come comunicarla anche agli altri.

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Una bambina con un bastone bianco esplora con curiosità la corteccia di un albero in un giardino luminoso, immergendosi in un'esperienza sensoriale completa. L'immagine è arricchita da icone colorate che simboleggiano il canto degli uccelli, il profumo delle piante e il soffio del vento, sottolineando come la natura possa essere percepita attraverso tutti i sensi.

Come vive un bambino ciò che non può vedere?

La Dottoressa Maria Luisa Gargiulo risponde a una domanda che tocca il cuore di molti genitori: “Come vive un bambino ciò che non può vedere?”. In questo intervento, la Dottoressa ci invita a ribaltare il nostro punto di vista: la “mancanza” che noi adulti percepiamo è spesso molto diversa dall’esperienza reale del bambino. Un viaggio necessario tra memoria, tatto e fiducia per capire come si costruisce un rapporto vitale con il mondo, oltre lo sguardo.

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